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Corinto Antica e il Canale

Secondo il mito l’antica città di Corinto, che si erge a 10 km in direzione sud-ovest dall’Istmo di Corinto che univa la Grecia centrale al Peloponneso, fu fondata da Sisifo figlio di Eolo nel 1429 a. C.
Fino al XII sec. a. C. fu una delle principali città Micenee.
Alla sommità della città c’era Acrocorinto, una collina di roccia a 573 metri sul livello del mare che costituiva una posizione strategica per i collegamenti commerciali terrestri e marittimi. Le mura di fortificazione di questo castello sono lunghe 3.000 metri , circondando tutto il fronte roccioso della cima montuosa.

Per secoli Acrocorinto fu sede dell’acropoli di Corinto, ossia la cittadella fortificata per organizzare la difesa da attacchi nemici. Nel Medioevo il castello come si presenta oggi fu ricostruito, ospitò una guarnigione di soldati di Bisanzio per esercitare il controllo, ed era sede dello stratega del Peloponneso.
La città arcaica era composta da varie comunità isolate e distanziate fra loro, quella successiva, in epoca classica, si sviluppò a nord dell’Acrocorinto, a circa 5 km a sud della costa su un altopiano calcareo a 80 metri sul livello del mare.

Potenza marittima della lega del Peloponneso Corinto fu la principale alleata di Sparta durante l’omonima guerra contro Atene nel V sec. a. C.
Il ruolo che ebbe la città nella lotta contro i romani portò alla sua distruzione nel 146 a. C. dopo la battaglia di Corinto, che consegnò a Roma il dominio sulla Grecia. Rimase un cumulo di rovine fino al 45 a.C., quando Giulio Cesare vi fondò la Colonia Iulia Corinthus.

Oltre che quello della sua nascita a Sisifo è legato anche il mito della fonte più famosa della città antica. Si narra infatti che mentre cercava di risolvere il problema della scarsità dell’acqua Sisifo vide Zeus con una bella ninfa di nome Egina, figlia del dio fluviale Asopo rapita dallo stesso Zeus.
Il dio Asopo si presentò a Sisifo nelle sembianze di un vecchio e gli chiese notizie di sua figlia. Sisifo disse di averla vista ma chiese una fonte d’acqua per la sua città in cambio dell’informazione. La rivelazione che la ninfa era stata rapita da Zeus valse a Sisifo il dono della sorgente Pirene.

Corinto antica si trova su un colle sopra la città nuova. I resti risalgono all’epoca romana, con poche eccezioni del periodo precedente la conquista del II secolo a.C. Tra questi figura il tempio di Apollo del VI secolo a.C., preceduto dall’immensa agorà, delimitata lungo il lato meridionale dalle fondamenta di una stoà, il portico colonnato costruito per accogliere le personalità politiche.
All’estremità orientale dell’agorà si ergono i resti della Basilica Iulia, mentre a nord si vede la fontana inferiore di Pirene, quella superiore si trovava presso Acrocorinto. Le cisterne sono nascoste da un edificio con sei arcate sulla facciata, per custodirle dalle intemperie.

Ad ovest della fontana, alcuni gradini portano alla strada di Lechéon, che un tempo era la via principale, per il portico, sul lato orientale invece si trova il Peribolo di Apollo, un cortile delimitato da colonne ioniche, in parte restaurate. Nei pressi c’è una latrina d’epoca romana, a sud del museo archeologico, si trova il Tempio E, detto “di Ottavia”, dal nome della sorella dell’imperatore Augusto, alla quale doveva essere dedicato.

Il tempio di Apollo  è un tempio di ordine dorico. Fu costruito nel 540 a.C. ed è il meglio conservato del sito archeologico. Il colonnato è un esempio di riferimento per le colonne corinzie con relativi capitelli.

Il sito archeologico è notevole ma Corinto è associata oggi soprattutto al suo canale che collega il golfo Saronico, nel mar Egeo, con il golfo di Corinto, nel mar Ionio, tagliando in due l’istmo che li separa e permettendo alle navi di risparmiare 200 km di viaggio.
Per la sua monumentalità è una delle attrazioni più visitate della città.

Secondo le antiche fonti, risulta che l’idea di aprire l’istmo venne per prima al Tiranno di Corinto Periandros, uno dei sette Saggi dell’Antichità, nel 602 a.c.. Costui abbandonò però il progetto per non provocare la collera degli Dei perché la Pitia (la sacerdotessa di Apollo che dava i responsi nel santuario di Delfi) avrebbe risposto di “non scavare l’istmo, in quanto Giove aveva posto le isole dove le voleva “.
Probabilmente Periandros voleva mantenere la posizione privilegiata di controllo del transito commerciale del Mediterraneo, tuttavia le difficoltà dei trasporti mercantili via terra lo spinsero in seguito a costruire il famoso diolko, una pista lastricata ricoperta di legno sulla quale le navi unte di grasso scivolavano attraversando l’istmo da una costa all’altra mentre le merci venivano trasportate da animali da soma. Per questo passaggio le navi pagavano un pedaggio che dava alti proventi a Corinto. 

Tre secoli dopo nel 307 a.c., Dimitrios Poliorkitis tentò di realizzare lo stesso progetto di apertura dell’Istmo, ma abbandonò l’idea quando gli ingegneri egiziani interpellati  gli dissero che la differenza tra il livello del Mare di Corinto e quello del Saronicos era tale da far sì che, con l’apertura dell’Istmo, le acque del mare di Corinto avrebbero invaso il Saronico, Egina, le isole vicine e le coste.
Durante l’epoca Romana Giulio Cesare nel 44 a.c. e Caligola nel 37 a.c. progettano l’apertura dell’Istmo ma abbandonarono il progetto per ragioni politiche e militari.
Ritentò Nerone: i lavori iniziarono nel 67 d.c da ambedue i lati dell’istmo.   Gli scavi erano arrivati a 3.300 m, ma furono fermati quando Nerone dovette tornare a Roma per l’insurrezione del generale Galba.
Morto Nerone il progetto venne abbandonato. Si disse all’epoca che durante gli scavi fosse emerso del sangue e si insinuò fosse quello della madre che Nerone aveva assassinato.
Quando anni più tardi i Veneti tentarono di tagliare l’istmo apparve lo stesso fenomeno dovuto evidentemente agli strati di roccia argillosa risaliti dalle acque sotterranee che donavano loro il pigmento rosso.

Il canale fu infine costruito tra il 1881 e il 1893. Esso ha una lunghezza di 6,343 m, una larghezza minima di 24,6 metri al livello del mare e una larghezza di 21 m alla sua base alla profondità di 8 metri, limitando così il passaggio a navi di stazza medio-piccole (circa 10.000 t).
Caratterizzato da un percorso rettilineo quasi completamente racchiuso da alte pareti rocciose a picco, la maggiore limitazione del canale è la ristretta larghezza che non consente il transito alle moderne navi transoceaniche.

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