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Il mondo piatto

Si chiama Flatlandia ed è un foglio sottilissimo, tanto sottile da non avere proprio spessore.
E’ abitato da esseri piatti che vivono nelle loro case piatte e provano i loro piatti sentimenti, beandosi della loro piattezza, che è tutta la loro vita, tutto ciò che possono piattamente concepire.
Tu li guardi dall’alto di una dimensione che loro non conoscono e non possono vedere coi loro occhi piatti, né comprendere, con le loro menti piatte.
Loro comunicano solo con i confini delle cose e delle persone e non sanno tutto il mondo che ognuno di essi racchiude dentro; e nemmeno che quel mondo dentro è collegato con il fuori nella dimensione che non conoscono.
Tu li vedi da fuori e quindi anche da dentro. Da un sopra che è anche un sotto e un tutt’intorno insieme.
Ti puoi anche divertire, se vuoi, ad affondare un dito nella loro piatta superficie, e guardarli gridare al miracolo, per l’improvvisa apparizione di un oggetto mutevole nella forma che appare e scompare senza un perché.
E, in un delirio di onnipotenza, puoi anche prenderne uno, rapirlo fuori dal (suo) tempo e fargli provare l’ebbrezza di un volo fuori dalla sua piatta dimensione: non si riprenderà mai completamente da una simile esperienza mistica.
Oppure puoi prendere tutto il foglio piatto e arrotolarlo dolcemente su se stesso… loro non si accorgeranno di niente, almeno fino a quando alla fine del loro lunghissimo cammino, non si ritroveranno al punto di partenza.

 

Ispirato al romanzo Flatlandia, racconto fantastico in più dimensioni, scritto da  Edwin Abbott nel 1881

7 commenti

  • Giuly

    [ciò è buono]

    Fighissimo questo post…stavo lì a leggere a bocca aperta come una scema perchè all’inizio non capivo…che forte :))

    però c’è anche da dire, se proprio vogliamo, che anche molte persone del “nostro mondo” purtroppo sono piatte quanto questi esserini…

    quelle che non vedono al di là dell’esteriorità delle cose…

    🙂 carino proprio…devo leggerlo questo libro 😉

  • MMM Marty

    leggendo il tuo post ho fatto alcune riflessioni :questo mondo piatto lo ritrovo spesso nella vita di tutti i giorni!! persone piatte che non riescono a trovare il gusto delle cose ,che sono solo capaci di criticare l’ operato altrui, intolleranti verso le diversità,che si lamentano di tutto e tutti….che tristezza!!!!!penso però che nel nostro condominio ci sia una alta percentuale di persone tridimensionali!!!!!!!!!!!!!! Un saluto a te cara sorellina e a tutti gli amici di vox

  • anto

    sì, è una fantasiosa narrazione, in cui si immagina la vita in questo mondo a due dimensioni, con tutti i risvolti matematici che ne conseguono, ma è anche una satira della società inglese del tempo.
    i personaggi, che sono delle figure  geometriche, entrano in contatto con un essere tridimensionale e da lì scaturiscono una serie di argomentazioni molto affascinanti che fanno riflettere anche sul nostro universo e sulla nostra società.

    @easy: c’è anche quella lettura se vuoi: c’è sempre un profondità in più da indagare, qualunque siano le dimensioni in cui ci troviamo a vivere!!!

  • alberto

    due dimensioni, tre dimensioni, il discorso potrebbe valere per qualunque dimensione rispetto alla successiva certo è che una dimensione superiore a quella che la precede potrà forse dirsi appunto ‘superiore’ ma io non ci metterei la mano sul fuoco. E’ un po’ lo stesso discorso che si fa se si pensa a come si vive oggi rispetto al Medioevo ad esempio, sembra decisamente di stare meglio, tuttavia questo è un discorso che può essere fatto soltanto una volta raggiunta ‘la migliore condizione’, ma di fatto tutti viviamo il nostro tempo nel migliore dei modi possibile ed esistevano uomini felici quanto noi nel medioevo tanto quanto nelle caverne. Allo stesso modo l’intelligenza dell’uomo: la ruota vale meno di uno sbarco sulla luna? Io ho seri dubbi. L’evoluzione può essere ammirata a ritroso solo una volta avvenuta e non ha nessun senso nel presente altrimenti dovremmo disperarci per non essere nati fra duecento anni anzichè ora. E voi, fareste a cambio?

  • anto

    discorso molto interessante che ha che fare con la freccia del tempo e la sua direzione univoca: si può sapere cosa è già stato ma non (almeno quasi mai) ciò che sarà.
    Personalmente a volte penso che è un peccato morire, ma solo per curiosità, perché sarebbe troppo bello sapere cosa ne sarà di questa nostra umanità.
    Il discorso delle dimensioni molteplici però trascende quello della freccia temporale (che, semmai corrisponde essa stessa a una dimensione ultieriore) e riguarda piuttosto la visione di molti universi incastrati uno nell’altro. C’è chi pensa che la morte non sia che un passaggio da uno a quello superiore (o inferiore, nel caso in cui si prediliga scendere verso il Basso 😉

  • anto

    di più! fai questo esperimento: prendi un foglio (A4, scherzo anche A3 va bene che ci sta su di più 🙂 ). Fatto? Adesso disegnaci su due figurine geometriche, falle piccole però, è importante per dopo, tipo un cerchietto bello concluso e un triangolo un po’ spigoloso.
    Ok facciamo che quelli sono due esserini tutti contenti che vengono a contatto tra loro solo nel piano in cui giacciono, cioè il foglio. Essi vedono, l’uno dell’altro solo la linea del loro contorno il cerchio sarà, per dire, una linea sempre lunga uguale con i limiti che sfumano leggermente in prospettiva ma in modo regolare, mentre il triangolo cambierà un po’ di più perché avrà lo spigolo più vicino al suo interlocutore spostato un po’ più di qua o di là a seconda di dove quello si mette, apparendo un po’ più incostante. Vabbè peggio per lui …oh comunque poi i due magari si piacciono pure, ma quello non ci interessa ora.
    Quel che conta invece è che nessuno dei due vede all’interno dell’altro, questo succede solo quando capita qualche incidente che rompe il loro perimetro lineare facendo vedere che dentro c’è qualcosa, ma dall’aspetto sempre bidimensionale, per carità, che non è ci si può immaginare niente al di sopra o al di sotto di esso. Se si scontrano pensano che non esista il modo di penetrare l’uno dell’altro, come invece potresti fare tu ritagliandone uno e facendolo sovrapporre o svolazzare sull’altro.
    Ma lasciamo stare i due esserini per un attimo e torniamo al foglio. Ce l’hai? Ok. Comincia ad arrotolarlo, ma appena appena, non come per creare un tubo, ma solo per dargli una leggera curvatura. Adesso immagina i due esserini che camminano su quella superficie spostandosi in quello che loro percepiscono come essere il tempo che passa.
    Forse continuando a camminare all’infinito arriverebbero al punto di partenza, o forse no, quello dipende da quale cavolo di curvatura hai dato al foglio (tu casuale demiurgo 😀 ) ma non è tanto quello il punto quanto il fatto seguente: che cosa ti impedisce di pensare che questa bella figura che hai creato col foglio sia a sua volta un essere (un po’ meno -ino perché con una dimensione in più) che si sposta (tutto contento o forse no) in un cubo tridimensionale (curvato a sua volta nel tempo)?
    E via così aggiungendo una dimensione in più ma lì diventa più difficile, perché siamo noi esserini a tre dimensioni ad avere qualche difficoltà ad uscire dal nostro perimetro.
    Sono così gli universi incastrati progressivamente l’uno nell’altro, bello no?

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