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Vide-grenier à St-Jean-Cap-Ferrat

Questo genere di mercatini ha un incredibile fascino per me.
Credo dipenda dal fatto che ciò che vi è esposto e venduto rappresenta una sorta di memoria tangibile di chi l’ha posseduto. O forse semplicemente forse perché amo l’idea che ci sia qualcuno che ha conservato per tanti anni degli oggetti apparentemente inutili e senza valore; e perché il loro valore non è oggettivo ma legato al ricordo e all’affetto dei loro proprietari.

Passeggiando tra le bancarelle mi veniva spontaneo chiedermi chi avrebbe mai potuto comperare un vecchio vestito, un giocattolo rovinato, un elettrodomestico ormai superato, tanto più che la cosa mi sembrava implicasse una sorta di violazione di uno spazio altrui.

Niente acquisti, però qualche foto l’ho presa, tra gli espositori stupiti che me ne domandavano la ragione.
Chissà quali storie avrebbero da raccontare queste cose che cercano disperatamente di cominciare una nuova vita.

12 commenti

  • marco barsotti

    bambole, leoncini, stoviglie, lampade, vecchi libri….anche se non hanno trovato una nuova vita ieri, sono certi di vedere di nuovo la luce, e di essere nuovamente ammirati, domenica prossima, in qualche altra piazza. forse stanno meglio di quelli acquistati, che rischiano un altro lungo limbo.

  • anto

    bè, se la metti così non posso che darti ragione…. anche qualora non rischiassero il limbo, la loro vita su qualche scaffale sarebbe senz’altro più triste del sole, dell’aria e soprattutto del profumo di Cap Ferrat! 🙂

  • maya

    C’est coloré et touchant, ces déballages de trottoir, même s’il y a peu d’objets que j’ai envie d’acheter en général…. :))
    Mais cela permet de belles photos : celle des bottes est de celles-ci.

  • accgian

    sai Anto… periodicamente fammo questi mercatini anche a pavia… passandoci di fianco l’ultima volta e buttando l’occhio così, più per curiosità che per cercare qualcosa visto che di cianfrusaglie in casa ne ho da vendere (o da portare ai blog raduni 😛 ) mi sono trovato a pensare come variasse l’effetto che danno in funzione del periodo e del tempo in cui vengono esposte.
    Dalle tue foto sono un insieme bellissimo di colori e di emozioni di qualcuno che le ha avute e le ha amate.
    Viste una domenica di novembre, magari verso sera con la nebbiolina tipica della “bassa padana” assumono una malinconia struggente…..

  • anto

    j’aime penser aux souvenirs auxquels ces objets sont liés m’imaginer l’enfant qui portait ces petites bottes ou la dame qui arrangeait des fleurs dans ce vase… j’aime les objets en général et surtout les histoires qu’ils ne peuvent pas raconter

  • anto

    è vero gian! gli oggetti e soprattutto questi con una lunga storia inenarrata assorbono l’atmosfera del luogo dove si trovano, anche se c’è da dire che tutto ciò che ha più passato che futuro fa sempre nascere un po’ di malinconia… anche davanti al mare di Cap Ferrat (o forse soprattutto lì)!

  • maya

    L’histoire tient aussi à la mise en scène de l’objet.
    Par exemple, les bottes. Placées à côté d’une autre paire de bottes plus grandes, comme sur ta photo, on pense à l’enfant qui a grandi, ou a l’enfant sous l’ombre protectrice de son grand frère ou de son père.
    Mais si tu places la même paire de bottes dans une boîte en carton sur ce même trottoir, tu te représentes un invendu, un solde de fin de saison, un article au rabais dont personne n’a voulu.
    Même objet, histoire différente !! :))

  • anto

    c’est justement ça! dans les vide-greniers les objets ne sont jamais placés dans des boîtes, ils sont toujours debout, comme s’ils étaient vivants; et ce que l’on perçoit c’est jusement qu’ils ont vécu et comme tous les vieillards on sait déjà qu’ils auraient un tas de choses à raconter!

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