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Stefano D’Andrea – LAMERIKANO – Perché gli Stati Uniti hanno ancora qualcosa da sognare (e noi no)

LAmerikano
Il senso di questo libro è condensato tutto lì, in quella tagline. Che non è una domanda e non è nemmeno un’ affermazione programmatica. E’ forse piuttosto la risposta che l’autore dà a chi volesse mai chiedersi il perché del libro stesso e del blog che ne è all’origine. 

“Perché contrapporre la cultura americana alla nostra europea e nella fattispecie a quella italiana?” 
“Perché gli Stati Uniti hanno ancora qualcosa da sognare e noi no.” Ma potremmo sempre imparare a farlo. 

E’ con malcelato rammarico che Stefano D’Andrea è costretto a dichiarare che noi Italiani non siamo più capaci di sognare, che il nostro sguardo è per lo più rivolto all’indietro, che non abbiamo speranza perché non siamo più capaci di darcene; e si capisce che lui la sua patria la ama (anche se non sono poi così sicura che alla fine deciderà di non andarsene) e vorrebbe in realtà che avesse la stessa capacità di creare e di proiettarsi in avanti che ha la “Terra delle infinite opportunità”. 

Questo libro è costruito come un collage, è un insieme di tante istantanee, ogni capitolo essendo costituito da una fotografia e da qualche paragrafo di considerazioni sui più variegati aspetti della vita e della cultura americana letti e riletti in contrapposizione al nostro modo di vedere e di sentire.
Filo conduttore che permette di unire i pezzi del puzzle è lo sguardo attento e indagatore dell’autore, che si posa sui dettagli, sulle piccole cose che alla fine sono le più eloquenti; e lo fa dandone sempre una lettura intelligente, spesso sorprendente e soprattutto in grado di spiegare come e perché la nostra cultura risulti ai suoi occhi così irremediabilmente vecchia e stantìa rispetto all’orizzonte di libertà, possibilità e giovinezza che offrono gli Stati Uniti d’America. 
Il quadro che ne esce è spesso illuminante, mostrando l’abisso culturale che può nascondersi dietro l’abitudine di esprimersi in un modo piuttosto che in un altro o di scegliere una determinata policy, che si tratti di una partita di football, del senso di apertura delle porte o dell’educazione dei figli. 
E la differenza è quasi sempre schiacciante a nostro sfavore, ritraendoci fieri di cantare in loop la stessa cover di un vecchio brano appassito, quando altrove si cerca di comporre nouve melodie; disegnandoci arroccati nella tutela di vessilli che non hanno più senso per nessuno, quando altrove i simboli sono tali solo per il significato intrinseco che viene loro riconosciuto (che si tratti della bandiera nazionale o di un barattolo di zuppa di pomodoro).

Ricerca della felicità, accettazione del diverso, libertà, sviluppo delle qualità originali e proiezione verso il futuro. E’ facile capire perché l’autore si sia innamorato di tutto ciò.

“Oggi è New York City  l’insieme di oggetti, costruiti dall’uomo, più bello del mondo. Andiamo a venerarla”

Andiamoci, sì!

(e mentre aspettate di imbarcarvi, il libro lo trovate in libreria, sul sito della casa editrice oppure su amazon)

 

 

 

3 commenti

  • marco barsotti

    Grazie a FB abbiamo anche seguito la vicenda del difficilissimo parto…anzi no, della difficile pubblicazione di questo libro.
    Ed e’ ben strano che un libro cosi’, leggero ma profondo, che tutti coloro che stanno per andare a fare un po di turismo negli USA finiranno per comprare, abbia trovato tante difficolta’ per esser pubblicato.
    Ma il fatto che alla fine abbia poi trovato un editore ci da forse una speranza, che magari anche gli Italiani (non l’italia), approfittando di questa crisi stile dopoguerra, riescano a reimparare a sognare.

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