(ma)tematiche

Meno per meno

fa più.

Mi ha sempre affascinato questa cosa.
E’ una di quelle regole per cui mi verrebbe di pensare che, una volta stabilito l’alfabeto matematico, tutto il resto discenda da sé; o meglio, dall’esigenza di mantenere efficaci i fragili fili logici attraverso i quali possiamo misurare e quindi conoscere la realtà.

Ma è sempre difficile capire se nasca prima il segno o il senso, il linguaggio o la realtà che esso vuole raccontare.

Poco importa: di fronte alla poesia della corsa a perdifiato di un calcolo infinitesimale, al baratro che si apre davanti all’inafferrabilità di un numero irrazionale  o al fantasma di un numero immaginario  è proprio la ragione a vacillare e la matematica diventa emozione.

Dunque dicevo:
meno per meno per meno per meno per meno per meno per meno per meno fa più.

tante cose negative possono davvero farne una positiva? l’accumularsi di tante brutture può risultare gradevole?
Sembrerebbe proprio di sì, a patto che i fattori siano sempre pari.

ma pari a cosa, è un problema che dovete risolvere voi.

(e non esistono le soluzioni in calce)

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