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Ritorno a Villa Ephrussi de Rothschild

Ebbene sì, se quella dei sette anni è per alcuni la scadenza della crisi, quella dei quattro deve per forza segnare il ritmo del ritorno. Almeno per me.
Quattro anni sono infatti passati dalla nostra prima visita alla splendida Villa Ephrussi de Rothschild, che, con i suoi sontuosi giardini, sorge a Cap Ferrat e precisamente sulla cresta della sua parte più stretta, in modo da fornire a chi vi si trova una vista mozzafiato su entrambi i versanti della penisola, la rada di Villefranche e il golfo di Beaulieu.

Qui il reportage fotografico di allora. Era ottobre, ma i giardini erano ancora molto fioriti. Per contro questa volta, anche se con meno fiori, abbiamo potuto beneficiare di un tempo splendido con una luce cristallina e radente che ne ha reso comunque spettacolare la visita.

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La realizzazione dei 4 ettari di giardini durò ben 7 anni (dal 1905 al 1912) e richiese lavori ingenti di smantellamento del fondo roccioso, per mettere a livello il suolo e creare i terrazzamenti. Nel 1912, quando fu inaugurata la Villa, in realtà erano terminati solo quelli visibili da essa, cioè i Giardini alla Francese. Gli altri giardini tematici furono pronti solo dopo il 1934 (data della morte di Béatrice) per opera di Louis Marchand, una volta che la Villa fu donata all’Académie des Beaux-Arts.

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Il Giardino à la Française, ornato di cascate e bacini d’acqua, fu concepito dalla baronessa come l’ipotetico ponte di una nave con il tempio dell’Amore a prua. Alla Villa stessa aveva dato il nome di “Ile de France” come la nave da crociera su cui aveva fatto un viaggio memorabile.

Ricco di olivi centenari, cipressi e pini marittimi il parco e il grande bacino d’acqua la sera venivano illuminati, creando un magnifico gioco di luci e riflessi. E’ ornato da grandi vasi del Rinascimento italiano e i suoi bacini sono oggi allietati da giochi d’acqua musicali che si susseguono ogni venti minuti.

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Proseguendo la visita sul versante di Villefranche troviamo dapprima i due giardini Spagnolo e Fiorentino. Il primo dei due ha l’aspetto di un patio coperto attraversato da un piccolo canale e ricco di piante e rampicanti. Muri color ocra e arcate, pergole di rampicanti e la grotta con la fontana creano un ambiente ombroso e riparato.

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Il secondo è ciò che resta del vasto giardino all’Italiana di Béatrice: una grande scalinata a ferro di cavallo che racchiude in una nicchia centrale un angelo in marmo neoclassico.

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Si incontrano poi il Jardin lapidaire e quello Giapponese. 

Il primo, in forma di quadrilatero ombroso, ospita bassorilievi e gargoils provenienti da edifici civili e religiosi, che danno vita a uno spettacolo singolare. Esso accoglie tutte le opere d’arte che non potevano trovar posto all’interno della villa: fontane, capitelli, bassorilievi medievali e rinascimentali, grottesche in pietra e gnomi provenzali.

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Nel giardino Giapponese, dove l’acqua è onnipresente, troviamo i capitelli in legno, il ponte, le lanterne, tutti simboli della cultura giapponese. E’ stato interamente restaurato nel 2003 grazie a una donazione della Nippon TV.

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Si passa in seguito ai Giardini Esotico e Provenzale. Il primo è il regno delle piante grasse e dei cactus; i suoi sentieri ripidi e sinuosi sono circondati da agavi e piante succulente che hanno raggiunto altezze davvero considerevoli. Quelli del giardino provenzale corrono invece tra gli olivi e i pini, in mezzo alle lavande.

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La roseraie, che si trova sulla punta dello sperone roccioso è la dimora di un centinaio di varietà differenti di rose; una di esse prende il nome della baronessa.

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Béatrice, nata nel 1864, è figlia del barone Alphonse de Rothschild, banchiere e gran collezionista d’arte. A 19 anni sposa Maurice Ephrussi, banchiere parigino di origini russe, di 15 anni più vecchio e amico dei genitori; ma il matrimonio si rivela presto un disastro, anche a causa dei debiti di gioco del marito. Nel 1904 Béatrice vince la causa di divorzio, l’anno dopo il padre muore e lei eredita un’immensa fortuna. E’ a quest’epoca che decide di far costruire la Villa Ephrussi de Rothschild, che diventerà la sua residenza invernale dal 1912.

La facciata nord evoca i palazzi italiani, nel cortile un pozzo veneziano e una fontana con una Venere.

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La facciata sud, estremamente simmetrica, è la più ricca di riferimenti alle scuole fiorentine e veneziane.

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L’interno si divide in spazi dedicati al ricevimento: il Patio, la cui architettura è ispirata a quella delle ville del Rinascimento italiano; la sua decorazione comprende elementi provenienti da chiese o conventi, spezzando così il ritmo di quella delle altre stanze.

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Il Grand Salon, il più sontuoso della Villa, dà sulla baia di Beaulieu, ed è la più perfetta dimostrazione del gusto di Béatrice per il XVIII secolo e la sua raffinatezza. Il soffitto è decorato con una tela del Tiepolo, recentemente restaurata. Il Petit Salon, concepito per i dopo-pranzo, decorato con arazzi del XVIII secolo, contiene tele preziose e mobili appartenuti a Maria Antonietta.

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Proseguendo si entra negli appartamenti privati di Madame Ephrussi, cominciando dal Boudoir, dove la baronessa scriveva o riceveva le amiche più intime, per passare poi alla camera, la cui rotonda vetrata dà sulla rada di Villefranche e poi al guardaroba e al bagno.

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La sala da pranzo è quella che conserva oggi le collezioni di porcellana francese di Béatrice, considerata una delle più ricche al mondo. Quelle qui racccolte provengono tutte dalla Manufacture royale de Sèvres. ll salone successivo, detto delle Porcellane, raccoglie invece quelle provenienti dalla Manufacture de Vincennes.

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La visita prosegue al primo piano (che quattro anni fa non era visitabile) con la Chambre Directoire, dal decoro ispirato a motivi pompeiani (particolarmente in voga nel periodo del Direttorio) e poi con la Chambre bleue.

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Segue il Salon des porcelaines de Meissen, dedicato alla presentazione delle porcellane tedesche che prendono il nome dalla celebre manifattura sassone che le produceva dall’inizio del XVIII secolo. 

Nella vetrina molte statuette ricordano il gusto dell’epoca per le cineserie e l’oriente.

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Il Salon des tapisseries prende il nome dagli arazzi che ornano le sue pareti, una delle quali di quasi 20m², proveniente dalla Manufacture royale des Gobelins, rappresenta l’omaggio di Bacco ad Arianna.
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Il Salon des singes prende il suo nome dalla decorazione, in cui il motivo della scimmia è onnipresente. Era un tema molto alla moda nel XVIII secolo e Béatrice stessa ne possedeva due esemplari come animali da compagnia.

Il Salon chinois conserva le cosiddette “cineserie”, oggetti che arrivano in Francia a partire dal XVII secolo grazie agli ambasciatori del Siam come regali per Luigi XIV.

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Il Salon Fragonard conserva i disegni firmati da Jean-Honoré Fragonard, pittore del XVIII secolo particolarmente amato da Béatrice.
Collezionista e amante dell’arte, alla sua morte Béatrice lascerà più di 5000 opere à l’Académie des Beaux-Arts.

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La vista del tramonto sulla rada, quella, è rimasta a noi.

 

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