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Le Trophée d’Auguste à La Turbie

Lo si nota passando dall’autostrada e dicono che anche dal basso, da Monte-Carlo, sia visibile.
Posto all’incrocio di importanti vie di passaggio dell’antichità, il Trofeo di Augusto a La Turbie domina il colle attorno al quale in epoca medievale è sorto il pittoresco villaggio pieno di gatti, che merita solo per quello una visita.

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Il Trofeo celebra le vittorie di Augusto (63 a.C-14 d.C) sui popoli alpini e doveva fare da contraltare (e superare in magnificenza) quello di Pompeo sui Pirenei eretto nel 71 a.C e oggi sparito.
La vista da lassù spazia da Sanremo a Saint-Tropez sovrastando il Principato di Monaco col suo porto. Quest’ultimo possedeva un santuario dedicato ad Ercole, detto Monoikos, il solitario, a cui Monaco deve il suo nome (e il suo Port Hercule pure).

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Plinio il Vecchio (23-79) nella sua Naturalis Historia evoca l’esistenza del monumento fornendo il contenuto della sua dedica.

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Lo fa a fini di inventario, è infatti l’elenco dei popoli alpini sottomessi dall’imperatore, che gli interessa ricordare e purtroppo non dà alcuna descrizione del monumento stesso, che resta a lungo un’ipotesi misteriosa.

A partire dalla fine dell’antichità, infatti, la memoria del Trofeo delle Alpi sembra smarrirsi e le sue pietre  vengono utilizzate per la costruzione del villaggio e delle fortificazioni. 

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Nel Medioevo il massiccio sussistente è trasformato in torre difensiva. Esso conserva questa funzione fino al 1705, data del suo smantellamento su ordine di Luigi XIV. 

Parte delle mura e degli archi con cui culminava il torrione sono stati mantenuti, restituendo la forma immaginaria che la rocca doveva avere in quei secoli.

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Nel corso dell’800 le rovine attirano viaggiatori e artisti romantici appassionati di siti pittoreschi e gli eruditi cominciano a chiedersi se è possibile identificare con certezza le vestigia di La Turbie come quelle del Trofeo delle Alpi.
La correlazione di varie fonti conferma questa ipotesi. Pietro Gioffredo raffronta i frammenti dell’iscrizione utilizzati nel portone della Place Saint Jean al contenuto della dedica citata da Plinio. Quando riesce a ricostituire il nome del popolo dei Trumpilini il monumento è identificato formalmente.

Prima dell’annessione della contea di Nizza alla Francia (1860) il governo sardo intraprende i primi lavori di conservazione: le rovine sono consolidate e si identificano vari frammenti del Trofeo, riutilizzati nelle case del villaggio. Nel 1865, ormai proprietà dello stato francese, il Trofeo di Augusto è classificato dal Ministero delle Belle Arti tra i monumenti storici, diventa oggetto di studi e le vestigia disseminate nel villaggio vengono inventariate.

Nel 1904 la società francese degli scavi archeologici affida a Philippe Casimir, sindaco di La Turbie e appassionato di archeologia, i primi lavori di scavo. Durante queste operazioni, finanziate dallo stato, furono scoperti e classificati importanti reperti del monumento antico. Nel 1908 Jean-Camille Formigé ne comincia il consolidamento, proponendo la ricostruzione di una parte del Trofeo antico.
La Commissione dei monumenti storici accetta il suo progetto di montare nuovamente una parte del basamento, alcune colonne e relativa trabeazione.
Questa restituzione parziale è compiuta nel 1915: al centro di due basamenti quadrati molto alti emerge un cilindro costituito da 24 pilastri che reggevano altrettante colonne.
Quando Jules subentra al padre nella direzione dei lavori si avvale delle regole dell’architettura vitruviana: inscrive ogni parte del monumento in figure geometriche semplici e determina un rapporto di 2/3 tra la larghezza e l’altezza. 

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Il raffronto con altri monumenti simili, nella fattispecie mausolei, costruiti dai Romani, fa presumere che la struttura dovesse culminare con una statua dell’Imperatore.

Grazie al mecenate Edward Tuck, Jules ottiene i sussidi per demolire le case che circondano il monumento e può recuperare resti supplementari necessari per ricostruirlo. Il monumento così restaurato è inaugurato il 26 aprile 1934.

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Dal 2011 è stato allestito a fianco del monumento un piccolo Museo che raccoglie i reperti e ricostruisce la storia del suo recupero.

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I Gatti posti a custodia delle antiche pietre sono i discendenti di quelli della Roma Augustea, ça va sans dire. 

 

 

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