Music

La Sanremo del Festival

A me piace.
Confesso che il Festival di Sanremo non lo ho mai seguito più di tanto, ma non per snobismo, anzi, quando ero ragazzina lo avrei guardato molto volentieri, ma niente, a casa mia piuttosto si seguiva un documentario sulla transumanza o un’inchiesta sulle condizioni di lavoro dei portatori tibetani, ma le canzonette no, quelle proprio no! non sia mai!

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Lo avrei guardato volentieri sì, fosse stato anche solo per poter poi partecipare ai discorsi dei coetanei che il giorno dopo commentavano immancabilmente ogni serata della rassegna canora. 

Che poi è quello che da sempre è uno degli interessi principali del Festival: il poterne parlare.
Delle canzoni, dei personaggi, degli aneddoti, delle scaramucce, dei vestiti, degli ospiti, di chi l’ha visto, di chi non c’era e di chi quel giorno lì, vabbè. 
Oggi lo si fa su twitter, allora lo si faceva l’indomani mattina a scuola. Sono cambiati solo un po’ i tempi, ma non la sostanza della cosa.

Poi crescendo non è stato più così importante e le volte che ho provato a guardarlo mi sono per lo più annoiata. Però la musica mi interessa sempre e il Festival di Sanremo, che piaccia o no, è soprattutto fatto di musica.

Anche la Sanremo del Festival è soprattutto fatta di musica. Quella suonata dagli artisti di strada, quella degli eventi organizzati a corollario della kermesse sui vari palchi allestiti in città, quella suonata dalle radio, presenti in modo massiccio e un po’ dappertutto, nelle vetrine, negli hotel, nei truck, che sono vere e proprio stazioni viaggianti.

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Sanremo è una cittadina dal fascino un po’ antico, è anche per questo, credo, che il Festival le calza a pennello.
E’ un rito, sempre uguale a se stesso e per questo rassicurante.
Ed è forse una delle principali ragioni per cui la Sanremo del Festival mi piace: mi piace ritrovarci ogni anno la stessa atmosfera, le stesse insegne antiche, lo stesso caotico andirivieni, le stesse tv accese ovunque sullo stesso canale. E gli stessi “vecchi” amici.

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