Novel

il ladro di ricordi

Anche quella notte era riuscito a intrufolarsi in un sogno. Dalla porta di servizio. Lui che di ricordi non ne aveva più era riuscito a trovare il modo di rubare quelli degli altri.

Non poteva dire con certezza se in quello che avvertiva come il suo passato ci fosse davvero qualcosa che avesse vissuto in prima persona; nemmeno lui riusciva più a distinguere le onde marine in cui si era tuffato davvero da quelle che avevano accarezzato la pelle dell’uomo col cappello che aveva incrociato ieri al semaforo; o gli occhi della prima ragazza di cui si era innamorato da quelli della donna che l’anno prima osservava preoccupata suo padre nel letto d’ospedale accanto al suo.
Non poteva dire con certezza nemmeno quali ricordi fossero sogni, quali fossero sogni ricordati e quali ricordi sognati, ma era quello il bello: tutto era confluito nella sua memoria spropositata ad alimentare il suo bisogno di prolungarsi nelle esistenze altrui, attraverso le tracce del passato e il loro riflesso nel presente.
Cosa fosse stata la sua esistenza non lo voleva più sapere: un’amnesia volontaria lo aveva cancellato da ciascun fotogramma del cortometraggio della sua vita
.

Tutto era cominciato quel giorno in cui, per caso, passando accanto a un barbone sdraiato sulla panchina nel parco, aveva sentito improvvisamente il profumo dei gelsomini; eppure era ottobre.
Non poteva ancora sospettare che Bruno in quel preciso istante stesse rivivendo in sogno quel 15 giugno di trent’anni prima, quando, abbracciato alla sua futura moglie, stava andando a visitare per la prima volta quella che sarebbe diventata la loro nuova casa.
Qualche giorno dopo, intrattenendosi sul pianerottolo a vezzeggiare la nipotina appena nata della  vicina, sentì fortissimo sul palato il gusto dolciastro e un po’ pesante del latte tiepido e contemporaneamente lo invase una musica dolcissima. Questa volta non si stupì affatto che un attimo dopo la signora Sandra gli confidasse di trovare una somiglianza incredibile tra lui e il suo amato marito, che se n’era andato in paradiso a continuare la sua professione di violinista tra i cori angelici.

Fu così che si accorse di essere diventato -chissà come, chissà perché- una sorta di aspiraricordi e gli venne l’idea di sfruttare la cosa a suo vantaggio.
Uomo di scienza, cominciò a studiare i processi che presiedono la trasmutazione dell’evento in ricordo: i sentimenti diventano reazioni chimiche, le emozioni impulsi elettrici che corrono su monorotaie con l’unico scopo dell’autoconservazione del nostro io. E’ per un atto di autodifesa dal mondo, che ci invade attraverso i sensi, che la coscienza smussa gli angoli degli avvenimenti dolorosi mentre amplifica tutto ciò che aumenta il senso di benessere.
Quindi ebbe l’illuminazione: se fosse riuscito ad impossessarsi di tutti i ricordi altrui avrebbe trasformato la sua vita incolore nel magazzino variopinto di tutte le cose che, triturate e reimpastate dalla macchina uomo ne escono col profumo, il colore, la musica, il gusto e la morbidezza di ciò che di più bello si possa immaginare.

Divenne un cacciatore di sguardi, un indagatore delle menti, un fantasma insaziabile di flussi mnemonici, sempre alla ricerca di tutto ciò che potesse alimentare il suo bisogno di vita. Altrui.
I suoi luoghi preferiti erano le folle, in mezzo alle quali riusciva sempre a riconoscere le prede migliori e le case isolate nella notte, quando il silenzio e la quiete permettevano che si amplificassero al massimo i segnali che riusciva ad intercettare la sua invisibile antenna.

Quella sera ne percepì uno fortissimo provenire dalla casa in fondo alla strada e in realtà l’uomo che si trovò davanti aveva un solo e unico ricordo che lo tormentava ogni notte: quello della morte per mano sua di un povero squilibrato, intrufolatosi senza alcun motivo dalla porta di servizio nel cuore della notte.

7 commenti

  • marco(a)

    e…come prosegue ?


    Bene, direi che abbiamo scoperto un’altra tua dote artistica, dopo il saper dipingere corpi eleganti plasticamente danzanti….

    Mi piace molto l’idea dell'”Aspiraricordi”…un po pericolosa, e contgemporaneamente affascinante…

    Prosegui,dai!!!!
  • anto

    …forse, quando verrà a trovarmi qualche altro personaggio… questo è rimasto intrappolato, condannato a vivere per sempre il ricordo della sua morte

  • marco(a)

    ma la morte forse non era la sua: quello si era intrufolato senza motivo, questo per un motivo preciso.  La trappola lo costringe dunque a rivivere una morte che non e’ la sua, e dalla quale – recependo forse il ricordo di un passante, li fuori, potrà liberarsi per recarsi alla ricerca di qualcuno che abbia gia letto (o scirtto) il prossimo capitolo…  

  • Amedeo

    E’ per un atto di autodifesa dal
    mondo, che ci invade attraverso i sensi, che la coscienza smussa gli
    angoli degli avvenimenti dolorosi mentre amplifica tutto ciò che
    aumenta il senso di benessere.

    L’autodifesa è una delle ultime risorse che la psiche umana ha per mantenersi attaccata alla vita, anche nella tempesta più grande.
    Ne ho fatto personalmente esperienza e credo sia un valore centrale nella vita dell’uomo.
    Un consiglio per il proseguimento della tua storia: potresti fare in modo che l’aspiraricordi potesse avere anche un filtro.
    Filtrare i ricordi. Raccoglierne l’essenza, il profumo che ne promana. Ascoltare quella voce, canto o grido che siano, che molte volte neanche la persona “ricordante” è capace di percepire.
    In questo modo il tuo personaggio, oltre ad avere una notevole sensebilità ed un acume percettivo molto sviluppato, riuscirebbe ad aggiungere del suo a ciò con cui viene in contatto.
    La vita è fatta di incontri. E l’incontro trasforma i due soggetti in questioni. Modificandoli a vicenda.
    Perdona se proseguo, ma anche io mi sono cimentato in piccoli scritti: potresti fare in modo che il tuo personaggio, entrando nei ricordi (e sogni, che sono intimamente connessi) altrui, potesse scorgere aspetti rimasti latenti, taciuti, di cui “il ricordante” ha paura di affrontare. C’è un velo che ci separa dai nostri ricordi, temporale e interiore. C’è un secondo velo che separa ciò che noi ricordiamo dall’essenza, dal senso, dal significato che quel ricodo che ha per noi. Cè una vita nei ricordi, una vita che cammina davanti ai nostri occhi. Il mistero del tempo…

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