Novel

lo spiritello della luce


Andò ad aprire la porta, ma non c’era nessuno. Eppure era sicura di aver sentito suonare.
Aveva ancora l’eco del campanello nelle orecchie, come quando nel cuore della notte veniva improvvisamente svegliata dal suo suono, che rimaneva sospeso a lungo nel silenzio, prima di tornare nell’ombra che lo aveva generato.
Quella volta pensò di aver sognato, invece qualcosa era entrato.
Nel momento in cui aveva socchiuso la porta sbirciando attraverso il massimo pertugio concesso dalla tensione della catenella, un raggio di sole si era infilato tra i suoi capelli e, riflettendosi sullo specchio dell’ingresso, aveva colpito i tasti del pianoforte che stava suonando fino a un attimo prima. Non se ne accorse subito ma il bianco e il nero dei tasti d’un tratto si erano mischiati e la musica che avrebbero creato non sarebbe più stata la stessa.
Accade una volta ogni mille anni che i raggi di sole si schiudano liberando gli spiritelli che si trovano al loro interno. Quella volta toccò a lei. Angelica lo vide una mattina, mentre saltava tra i gelsomini del terrazzo e cercava di cancellarne un po’ i contorni; si abituò in fretta alla sua presenza e agli inconvenienti che essa comportava, come rendere d’un tratto più nitidi gli oggetti, far diventare viola il verde e spegnere improvvisamente la luce quando, ormai stanco di giocare, chiudeva gli occhi per riposare.
Allora si addormentava anche lei. Non ricordava mai i suoi sogni: liquidi come il vento sulle onde e scivolosi come i sassi bagnati, le scappavano dalle mani non appena apriva gli occhi.
Riusciva a fermare il loro fluire solo quando veniva svegliata nel cuore della notte dal suono del campanello, che restava sospeso a lungo nel silenzio, prima di tornare nell’ombra che lo aveva generato.
Come la volta in cui sognava di suonare il piano ed andò ad aprire, convinta che ci fosse qualcuno alla porta.

 

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