Art,  Exhibitions

Extra Large – Opere monumentali della collezione del Centre Pompidou a Monaco


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Dal 13 luglio al 9 settembre è in mostra al Grimaldi Forum una selezione di circa cinquanta  opere di grande formato provenienti dal Centre Pompidou. 

Scelte tra le più smisurate della collezione parigina le opere offrono al visitatore l’occasione di ammirare una serie di quadri, sculture e installazioni spettacolari sia in termini di dimensioni che per il rapporto che instaurano con lo spazio espositivo e con il visitatore stesso.

La monumentalità dell’arte, spesso considerata solo per le capacità tecniche che presuppone, offre in realtà una molteplicità di implicazioni nelle opere del XX secolo. A partire dalle Ninfee di Monet i pittori hanno giocato sull’effetto immersione, ossia sulla comunione fisica e mentale che si instaura quando lo spettatore si trova davanti ad opere di grande formato. L’esperienza vissuta davanti alle tele smisurate di Jean Dubuffet, Sam Francis, Matta, Joan Mirò, Joan Mitchell e Franck Stella si protrae nella scoperta dell’installazione di Giuseppe Penone. 

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Mirò
Più ampie del campo di visione e più alte della statura umana queste opere oltrepassano l’uomo modificando radicalmente la sua percezione, al punto di produrre un’opera che non è più solo visiva, ma soprattutto un’esperienza. Fino ad arrivare, appunto, all’opera dell’artista italiano Giuseppe Penone che ha scelto con Respirare l’ombra di immergere il pubblico in un bagno sensoriale.

Qui l’opera non solo è talmente grande da contenere il visitatore, ma ne supera letteralmente i confini, facendo in modo che il profumo che ne costituisce l’essenza (si tratta infatti di un’intera stanza tappezzata da gabbie contenenti foglie di alloro in cui spiccano, su una delle pareti, dei polmoni dorati) facendosi spirito aereo che lo compenetra sotto forma di profumo.

Una seconda sezione è dedicata al sovradimensionamento di oggetti comuni.
Ingigantita, sproporzionata, distorta, la rappresentazione di esseri e oggetti assume una valenza meravigliosa e inquietante. Il passaggio dal piccolo al grande modifica profondamente l’aspetto del soggetto rappresentato. La scatola di sardine che si fa letto, nell’opera di Franck Scurti e la rielaborazione di oggetti giganti come il Rinoceronte di Xavier Veilhan o l’aereo del cinese Cai Guo-Qiang sono esempi di questa sovversione dei generi.

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A partire dagli anni Sessanta l’opera d’arte comincia a confrontarsi con il luogo in cui è esposta, espandendosi sulle superfici delle pareti o raso terra. Per questo “Extra Large” è anche una serie di esperienze da vivere, come la grande lente concava rossa dell’indiano Anish Kapoor che restituisce un riflesso rimpicciolito e rovesciato dello spettatore e dell’ambiente che lo circonda o quella che deriva dal seguire i misteriosi fili neri che si diffondono per tutta l’esposizione fino ad invadere una delle sale ricoprendone il pavimento di un soffice tappeto oscuro: 4000 sono i km di filo utilizzato dal brasiliano Aldo Meireles per realizzare la scopa della strega (“La Bruja“) che riesce a catturare il visitatore nella sua enorme trappola.

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Non essendo permesso scattare foto all’interno delle sale quelle presenti nel post non sono mie, ma reperite in rete su vari siti tra cui Maison Chaplin 

 

 

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