Film

I nostri ragazzi di Ivano De Matteo

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Arrivando alla terza settimana di programmazione in Francia, “Nos Enfants” (I nostri ragazzi) dà ulteriore conferma di quanto il pubblico d’oltralpe sia in sintonia con le opere di Ivano De Matteo, che da sempre ha qui ottenuto un apprezzamento speciale.

E ancora una volta De Matteo riesce a colpire nel segno con questo film che è, come i suoi precedenti, soprattutto uno sguardo sull’uomo e sulla sua complessità.
Uno sguardo penetrante, fatto anche di piani strettissimi e messe a fuoco iperselettive, di occhiate furtive attraverso porte e quinte, che lasciano intendere che la scena è in realtà molto più ampia di ciò che appare, e di riprese che inseguono il punto fermo che non c’è più nella vita dei protagonisti sconvolta da un evento drammatico.

Come già in “La Bella Gente” e ne “Gli Equilibristi” Ivano De Matteo ci racconta cosa diventa l’essere umano, anche quello mosso dalle migliori intenzioni, quando è sconvolto da un evento inatteso, tragico e in questo caso decisamente assurdo.
L’uccisione in modo crudele e violento di una senzatetto da parte di due ragazzi “di buona famiglia” mette in moto una serie di dinamiche nelle vite delle rispettive famiglie, che sono quelle di due fratelli molto diversi, che reagiscono in modo diverso di fronte alla grave colpa dei ragazzi.
La storia più che essere narrata si manifesta allo spettatore attraverso il suo riflesso nelle vite dei personaggi (molto intense le scene in cui i dialoghi lasciano spazio alla splendida colonna sonora, scene che corrispondono alle sequenze in cui i protagonisti si comunicano le decisioni cruciali) come riflessa è spesso l’immagine restituitaci dai numerosi specchi attraverso cui i protagonisti ci appaiono.

Liberamente tratto dal romanzo “La cena” di Herman Koch, a sua volta ispirato a un fatto di cronaca avvenuto a Barcellona nel 2005, “I nostri ragazzi” ci pone davanti, prima ancora che a considerazioni di carattere sociologico e psicologico, al problema del giudizio sul singolo e sulla sua condotta.
E quanto pesano i facili schemi in cui siamo soliti incasellare, spesso nostro malgrado, persone ed eventi risulta chiaro e violento come un pugno nello stomaco nella scena finale, che ci dà al tempo stesso la chiave di lettura dell’intero film.