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She-bam pow pop fizz! Les amazones du pop au MAMAC

La mostra attualmente allestita al MAMAC di Nizza, la cui apertura al pubblico era prevista dal 3 ottobre 2020 al 28 marzo 2021 non è stata quasi per nulla accessibile, eccezion fatta per le visite e gli approfondimenti virtuali che il museo ha organizzato on line e sui social.
Il profilo Instagram soprattutto ha offerto innumerevoli occasioni per conoscere meglio le protagoniste della mostra e le loro opere.

L’esposizione, che celebra i 30 anni del Museo di Arte Moderna e Arte Contemporanea di Nizza, è dedicata al volto femminile del Pop.
La mia visita è avvenuta all’inizio del mese di ottobre, durante una stretta finestra in cui il Museo è stato aperto al pubblico.


All’inizio degli anni Sessanta, le eroine che escono dai fumetti invitano per prime ad esplorare un mondo proibito: Barbarella, Jodelle, Pravda la Sopravvissuta sono eroine libere, potenti e sensuali come le Amazzoni. Accanto a queste rappresentazioni di carta, altre eroine molto reali partecipano in seguito all’invenzione di nuovo linguaggio artistico: il POP.

È un’esplosione onirica che apre l’esposizione e ci fa passare dall’altra parte dello specchio verso una parte sconosciuta della pop art, un’odissea sensuale che racconta l’emancipazione delle donne attraverso l‘affermazione del loro desiderio. Dei corpi fluttuanti in mezzo a paesaggi paradisiaci, disegni erotici ispirati ai fumetti o alla mitologia, eroine potenti che combattono con sex-appeal: sono altrettanti segni e espressioni di un mondo che sta cambiando.


Questi lavori sono variopinti come i fumetti e immaginano un mondo migliore: fino al 1973, il futuro progressista sembra infatti raggiungibile grazie all’emancipazione sessuale, ai diritti sociali, al pacifismo.

She-Bam Pow POP Wizz! ripercorre per la prima volta su questa scala la storia di una generazione di donne europee e nordamericane che hanno contribuito in modo audace a un aspetto poco conosciuto del Pop internazionale. In occasione del trentennale del MAMAC, la mostra mette in luce un asse portante della sua collezione, il faccia a faccia tra Nuovo Realismo e Pop Art e una delle sue figure carismatiche: la franco-americana Niki de Saint Phalle.

La stessa immagine di donne disponibili domina le rappresentazioni del cinema, della pubblicità e dei quadri dei maestri della pop art: Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Tom Wesselmann. Per le Amazzoni bisogna affermare il proprio destino e liberarsi di una certa concezione della donna passiva.
Provocanti, sfidano l’ordine morale stabilito, assumono la loro sovranità rifiutando il discorso di vulnerabilità che ha prevalso fino a quel momento.

Il mondo occidentale, nella fattispecie quello nordamericano produce a partire dagli anni ’50 un immaginario schizofrenico preso tra una rappresentazione di massa di donne fatali immaginate dall’industria hollywodiana e l’ideale asettico della regina felice del focolare diffuso dalla pubblicità. Viene valorizzato il modello della buona moglie e buona madre che si basa sui principi di pulizia e moralità dell’alloggio, sul sostegno dell’economia e di una modernizzazione del quotidiano attraverso l’acquisto, tra l’altro degli elettrodomestici. Questo è un tema forte della pop art e anche le artiste donne si impadroniscono di questa domesticità soffocante e la sublimano investendoci una prospettiva critica in una sfera che le riguarda. Le Amazzoni abbracciano tutti gli stereotipie le proiezioni di cui è composto il loro universo per meglio allontanarsene.

Le trasformazioni che si fanno a passi da gigante dopo la seconda guerra mondiale nel quotidiano autorizzano proiezioni verso un futuro migliore. La produzione di massa dà origine a una quantità di oggetti nuovi dai colori e dai materiali vivi che portano con sé la promessa dell’eternità, un avvenire migliore progressista pacifico.

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