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un viaggio

Il suo viaggio era cominciato milioni e milioni di anni dopo. In realtà era partito da un pianeta qui dietro l’angolo, sul braccio accanto al nostro nella via lattea ma la strada che aveva percorso aveva preso una piega insolita.
Un istante prima era su quella spiaggia, con un dolore insopportabile nelle ossa, che però passò presto.
Del resto non si attraversano (e soprattutto non ti attraversano) infiniti universi incastrati l’uno nell’altro senza che ciò abbia qualche effetto nefasto, ma gli bastò respirare il profumo del mare che ora pervadeva ogni sua cellula per non percepire di nuovo che la pienezza di sé e del mondo.
Con sé, nella valigia, aveva portato assai poco, in fondo ciò che possedeva là fuori e là dentro erano solo cose e quelle prima o poi cessano da sole di vivere, mentre ciò che ti attraversa viaggiando lo possiedi per sempre.
Lui aveva attraversato l’infinito.
La sua borsa conteneva solo qualche profumo, qualche nota (poche, si sarebbero poi moltiplicate da sole) e qualche miliardo di immagini racchiuse in un granello di sabbia.

L’aveva intravista in una goccia di pioggia una sera d’estate e aveva deciso di arrivare lì prima di lei per essere da sempre nei suoi ricordi.
Era il dono più grande che potesse pensare di farle.

 

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