Party & fun

Capodanno 2020 a Monaco

È un articolo rituale, come peraltro lo è il Capodanno.
Ma i riti hanno il loro perché soprattutto quelli legati al calendario che sono un po’ le pietre miliari attraverso le quali ci raccontiamo che il tempo può essere scandito e quindi un po’ controllato.
Si vive di illusioni e quella del tempo come realtà sensibile è la più potente, nonché la più importante in quanto attraverso di essa si tenta di dare un senso a ciò che di fatto non ne ha.
Ma divago, perdendomi in elucubrazioni filosofiche, mentre qui si tratta di celebrazione spiccia e prosaica, quella che fa sì che il mondo intero, attraverso un carosello che segue il ritmo dei fusi orari si metta a festeggiare lo scoccare di un istante che esiste solo nell’allineamento delle lancette dei nostri orologi, quello che per convenzione ha dato inizio al 2020, il nuovo anno della cosiddetta “era cristiana”.

Venti-venti mi piace, non mi ero resa conto fino all’altro ieri che questa cifra sancisse l’inizio di un nuovo decennio (ok ok è l’anno prossimo che inizia forse… ma perché nessuno si era posto il problema quando cominciò il nuovo millennio?).
Non mi ero resa conto nemmeno di quella ripetizione che fa pensare quasi a una cifra a base 3 (60? ok ok scusa Marco, scherzavo)
E neanche che tutti questi venti possano essere in fondo forieri di nuovi e finalmente positivi e-venti.
Non ci avevo pensato ma alla fine scopro che mi piace, così senza un perché, o forse solo perché amo i numeri e le loro combinazioni.

È un articolo rituale, dicevo, è giusto quindi che cominci con la foto di rito, sempre la stessa, quella del brindisi accanto all’albero, un giorno le metterò tutte in fila chissà, potrebbe essere simpatico.

I gatti c’erano ma Mario non tollera di essere tenuto in braccio più di 20 secondi (deve essere lui a tenere in braccio me) quindi niente.
Nemmeno la foto della torta quest’anno è riuscita, “colpa” della nuova macchina (ok ok, colpa mia che non avevo inserito bene la sd mentre la compact flash era piena – imparerò a gestire anche questi file da 45 mega d’ora in poi). Ho immortalato lo champagne però, che è quasi meglio (grazie Cathy, alla tua).

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Rituale è stato anche il modo in cui abbiamo vissuto lo scoccare della mezzanotte: a Monaco, in prima fila di fronte al molo da cui vengono sparati i fuochi d’artificio. Il racconto del modo rocambolesco con cui siamo riusciti ad arrivare in tempo ve lo risparmio perché richiederebbe un altro post e non sarebbe nemmeno tanto interessante, salvo per il tempismo che ha fatto sì che fossimo lì, al posto giusto nel momento giusto, giusto alla fine del 3, 2, 1… l’ho detto che alla fine è stato tutto “giusto”?

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Rituale il bagno di Capodanno a Villefranche nella mattinata del primo gennaio. Marco è stato una volta di più tanto felice di seguirmi in questo gesto scaramantico che -come si sa- in quanto tale non serve a un ciufolo, però è divertente.

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E rituale infine è stata anche la pattinata pomeridiana, di ritorno a Monaco, l’unica dell’anno, già lo so, che ogni volta che infilo i pattini mi dico “e anche stavolta si pattina senza il filo alle lame”.

 

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Il filo sarebbe già abbastanza che ci fosse nella logica del discorso. Così ad occhio mi sembra di avercelo messo, anche se mi riservo di rileggermi tra qualche giorno, quando tutto avrà preso una direzione più precisa.

Del resto lo dico sempre ai miei allievi che dare una direzione alle proprie azioni è indispensabile perché tutto acquisti un senso.
Nel senso di senso e nel senso di senso.

 

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