70-80,  Music,  Television

1982. I Duran Duran di Save a Prayer, pionieri della MTV generation, fanno sognare paradisi esotici

I Duran Duran sono indubbiamente uno dei simboli della “British invasion” dei primi anni ’80. Un’ondata che ha portato le nuove sonorità d’oltremanica sul continente e che ha coinciso anche con un nuovo modo di fruire la musica, quello dei video musicali.

Save a prayer

Uscito nel 1982 Save a prayer è il terzo singolo estratto dall’album Rio dello stesso anno e divenne il maggior successo di sempre del gruppo nella classifica dei singoli inglese.

Il successo dei video dei Duran Duran in TV

Negli USA da solo un anno era attiva la MTV americana e ce ne sarebbero voluti altri sei per il lancio di quella europea. Pur non essendo uscito subito come singolo negli Stati Uniti, il video di Save a Prayer fu uno dei più grandi successi in rotazione su questo canale.

Girls on film

Diventerà anche uno dei cavalli di battaglia del primo canale musicale europeo, Music Box. In Italia, in seguito, un altro brano del gruppo, Girls on film, proveniente dal 33 giri precedente (Duran Duran, del 1981), fu la prima provocante sigla del programma di Claudio Cecchetto (1952) DeeJay Television, in onda su Canale 5 dal 1983.

Autonomia narrativa…

Questa stagione inaugura un nuovo modo di concepire le immagini che accompagnano la musica: i video acquisiscono ora un’autonomia narrativa, a volte indipendente dal testo della canzone. Quello di Save a Prayer e in generale tutti quelli dell’album Rio sono pionieri di questo nuovo modo di concepire i filmati musicali.

…e regia cinematografica

Uno degli elementi più importanti è la scelta del regista cinematografico Russel Mulchay (1953), oggi noto per il film Highlander. L’altro è la location: il video fu girato in Sri Lanka durante una tappa del viaggio che avrebbe poi portato la band da Londra verso la tournée australiana.

L’esotismo

Nel video di Save a Prayer non manca nessuno degli elementi esotici più classici: spiagge di sabbia bianca, palme, mare tropicale con tanto di tramonto e pescatori, animali esotici, architetture coloniali e bambini che corrono e giocano sulla spiaggia. Le rovine della fortezza di Sigiriya e il tempio buddista di Polonnaruwa completano la scenografia, assieme al mare di Unawatuna e Talpe.

Pescatori di Galle nel 1981 e nel 2018

I pescatori a Galle

Memorabili le scene con i tipici pescatori arrampicati sulle pertiche a Galle. Questa pratica di pesca è tuttora usata dalle genti del luogo, che approfittano ancora della fama del video per posare su richiesta dei turisti.

Il soggetto del filmato

Protagonisti del video sono i membri della band mentre cantano e interagiscono con la popolazione locale. In un salone accuratamente arredato in stile coloniale Simon Le Bon (1958) balla lentamente con una ragazza che alla fine sembra lasciarlo. Altre scene dei musicisti in cima alla fortezza rocciosa e tra le rovine del tempio buddista sono intercalate con immagini dell’isola.

Catapultati nel caldo umido…

La location paradisiaca fece da sfondo però a delle riprese tutt’altro che idilliache. Una serie di incidenti si susseguirono durante la realizzazione del video. Parte del gruppo si trovava già sul posto, mentre Andy Taylor (1961) e Nick Rhodes (1962) erano rimasti a Londra a terminare il mixaggio dell’album.

…. di un paese poverissimo sull’orlo di una guerra

I due si trovarono, a causa dei tempi stretti del volo previsto, letteralmente catapultati nella primavera calda e umida di una regione estremamente povera e sull’orlo di una guerra civile. Nick Rhodes soffrì particolarmente il fatto di dover portare per parecchie ore l’abbigliamento in pelle con il quale era partito nella gelida giornata londinese.

Elefanti…

Durante le riprese l’elefante che Roger Taylor (1960) cavalcava si imbizzarrì a causa del suono emesso da una femmina, causando un momento di panico. E sempre un elefante fu all’origine di un certo imbarazzo tra i membri della band quando si trattò di decidere chi dovesse essere colpito dal getto d’acqua della proboscide previsto in una scena. Nessuno inizialmente voleva girarla, poiché era ritenuta dai risvolti troppo esplicitamente sessuali. Infine fu scelto John Taylor (1960), che comunque in seguito la descrisse come un momento divertente.

…virus tropicali…

In quella stessa sequenza, gli altri membri apparivano mentre suonavano a cavallo di un ramo. Andy Taylor cadde nello stagno sottostante bevendone le acque infette. In seguito a questo incidente, durante il tour australiano che segui le riprese in Sri Lanka, finì in ospedale per dissenteria.

…e pietre roventi

Infine per girare le immagini al tempio i componenti del gruppo dovettero togliersi le scarpe e si trovarono a camminare scalzi sui sassi roventi. Raccontarono poi che durante quelle riprese invece che cantare, stavano in realtà urlando imprecazioni contro il regista.

Can we call it paradise?

Al di là di questi retroscena non proprio idilliaci, la melodia e le immagini paradisiache farebbero pensare ad una canzone romantica. Ma il testo, definito da Simon Le Bon “realistic and not romantic”, racconta di un incontro occasionale. Passionale e travolgente, fin dall’inizio la coppia sa che sarà per quella sola volta.
L’illusione però resta perché, come recita il testo della canzone, “qualcuno potrebbe chiamarla avventura di una notte, noi lo chiameremo paradiso” (A.F. per 70-80.it)