Travel

In volo

Quando finisce un viaggio non sono mai malinconica.
Il viaggio è bello proprio perché è una parentesi: il ritorno ne fa parte almeno quanto la partenza.
E forse anche di più.
Perché quando torni hai con te un bagaglio molto più pesante di quando sei partito; no, non sto parlando del risultato dello shopping, ma di tutto quello che hai visto e che diventerà presto ricordo; di tutto quello che hai imparato e che prima non sapevi; di tutto quello che scoprirai piano piano di aver fatto tuo. E solo dopo essere tornata ti può succedere.

Ma c’è un altro motivo altrettanto importante: il volo! Non so se è proprio vero che partire è un po’ morire (non l’ho mai capito questo detto, ma ho la sensazione di non condividerlo), in ogni caso, ritornare vuol dire comunque volare!

Dev’esserci per forza una ragione profonda, anzi probabilmente più d’una per cui amo tanto il volo.

La vista dall’alto, certo: con nessun altro mezzo l’orizzonte risulta altrettanto ampio e privo di ostacoli, insomma libero; e poi l’ebbrezza di vincere la forza di gravità, di viaggiare a quasi 1000 km/h, di abbracciare panorami enormi con un solo sguardo, di vedere il sole al di sopra delle nuvole, quella, in nessun altro modo la si può vivere.

La partenza da Nizza all’alba è stata quasi lirica, con quella vista su Cap Ferrat e poi su Cap d’Antibes e il golfo di Cannes sullo sfondo!

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Ma anche Londra vista dall’alto ha il suo fascino, con le vie appena curve su cui si affacciano case così simili. Ti sembra di capire di più di un posto dopo averlo abbracciato dall’alto. 
(si capisce, vero, che cerco sempre di avere il posto finestrino?) 

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E poi l’arrivo a New York e quello a Las Vegas, le cui luci alla sera le davano l’aspetto di un’isola in mezzo al mare.

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Infine la partenza da Los Angeles, immensa nella notte.


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Cinque decolli e cinque atterraggi sono davvero troppo lusso! adoro soprattutto quando l’aereo si stacca da terra: il rumore dei motori  e il dondolio dell’apparecchio in questa fase devono avere un forte impatto sul mio sistema simpatico, visto che quasi sempre mi appisolo, cullata come un bimbo.
Il tempo, poi, passa diversamente mentre sei chiuso in quella capsula. No, non mi riferisco agli effetti, che seppur minimi ci sono, della teoria della relatività, ma al fatto che, anche se sei seduto su un sedile spesso non troppo confortevole, i ritmi e i riti di tali viaggi che durano 10 ore e più fanno sì che tutto scivoli via facilmente, come l’aereo sopra le nuvole.

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L’amore per gli aerei deve poi necessriamente derivarmi anche dalla passione paterna: decine di libri sulla storia dell’aviazione, le enciclopedie, i modellini che costruivo con lui da bambina devono avermi per forza segnata.
E salire sul Jumbo ha avuto il suo perché.

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E anche se non lo abbiamo preso metto pure l’A380, per par condicio e per affetto verso un amico che progetta gli Airbus (e anche perché è bellissimo, ovvio!)

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Per finire, io adoro anche gli aeroporti, queste enclave che sono ovunque simili le une alle altre; e la gente che li popola, creature di passaggio, che portano nel cuore il desiderio dell’ignoto o la voglia di casa.
Sono mete transitorie, luoghi di attesa dove il “non far niente” assume una concretezza particolare e una profondità diversa che altrove, diventando persino utile!

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Insomma, concludendo: quando si riparte? 

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