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Cité de Minerve

Tra la Montagna Nera e il Canal du Midi la cittadella di Minerve è un luogo davvero sorprendente. E’ infatti un sito di grande importanza storica e geologica, che racconta di tragiche vicende catare e di rocce calcaree scavate per millenni dal lavoro incessante delle acque.

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Il villaggio sorge su una sorta di penisola rocciosa, uno sperone che si innalza sopra i corsi d’acqua incostanti del Brian e della Cesse, che hanno dato origine anche a degli incredibili ponti naturali e creato un paesaggio unico di creste e canyon.

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Ma Minerve è conosciuta soprattutto a causa dell’assedio che subì nel 1210 ai tempi della Crociata contro gli Albigesi. Iniziata dal Papa Innocenzo III per lottare contro l’eresia catara, la Crociata ebbe come conseguenza l’annessione delle province del Languedoc alla corona di Francia.
Dopo Béziers e Carcassonne anche Minerve, nel giugno 1210, è presa d’assedio; Simon de Montfort, facendo piazzare delle catapulte attorno alla città, ordina la sua distruzione. L’unico pozzo della città viene reso inaccessibile e la mancanza di viveri unita al gran caldo fa capitolare i minervesi.
I crociati cercano di obbligare alla conversione i catari di Minerve, ma questi si rifiutano di abiurare e vengono messi al rogo. Furono 140 i catari a morire in quello che fu il primo rogo collettivo dell’inizio della crociata.

Una scultura dell’artista Jean-Luc Séverac raffigurante una colomba ricorda, accanto alla Chiesa, i Catari vittime del rogo del 1210.

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Minerve presenta oggi numerose vestigia del tempo passato: la Candela (termine occitano), così chiamata per la forma, è quel che resta del castello del XIII  secolo.

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Le mura fortificate che circondano ancora oggi la città,

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La Porte Basse, la sola ancora visibile delle tre porte d’accesso originarie,

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Una replica della “Malvoisine”, la più potente delle catapulte dell’assedio del 1210, fronteggia ancora la cittadella dall’alto delle rocce che si affacciano sullo sperone.

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ll villaggio è oggi classificato tra “Les plus beaux villages de France”; le sue stradine antiche e i muri di pietra sono incredibilmente silenziosi anche in questo limpido sabato ferragostano. 

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(non c’è nessuno, neanche i gatti, evidentemente offesi dalle assurde dicerie che li riguarderebbero, fatte “a posteriori” per screditare la comunità cat-ara)

 

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