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La Fisica di Interstellar al Festival della Scienza di Genova

Dal 24 ottobre al 4 novembre, il Festival della Scienza ha animato la città di Genova con una quantità enorme di eventi: mostre, conferenze, laboratori, animazioni, spettacoli sui temi più disparati di svariate discipline scientifiche. Quasi due settimane di divulgazione e approfondimento dedicate a tutti gli interessi e a tutte le età.
Per me ha significato soprattutto poter assistere alla conferenza “La fisica di Interstellar“, tenuta dall’astrofisico Luca Perri, cui non ero mai riuscita a partecipare nonostante le numerosissime repliche all’epoca delle sue prime esibizioni al Planetario di Milano e il cui successo ha fatto sì che continui da qualche anno a presentarla in numerose occasioni e città italiane.
Luca Perri -oratore in grado di catturare l’attenzione della platea in modo magnetico per tutte le due ore della conferenza- ha intrattenuto una sala gremita da più di 400 persone bilanciando rigore scientifico e ironia, racconto leggero e grandi questioni di fisica teorica.

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Tutto inizia con la genesi del film Contact, realizzato nel 1997 da Robert Zemeckis su una sceneggiatura di Carl Sagan, astronomo, divulgatore e gran visionario. Egli invia il manoscritto all’amico Kip Thorn (futuro premio Nobel per le sue ricerche sulle onde gravitazionali) per assicurarsi che il modo in cui la protagonista, interpretata da Jodie Foster, passa attraverso un cunicolo spazio temporale sia scientificamente plausibile. È allora che nasce l’idea di utilizzare un wormhole, una scorciatoia tra due punti lontanissimi dello spazio, la cui esistenza non è provata ma che risulta scientificamente perfettamente verosimile.

Sarà questa stessa idea a permettere nel film Interstellar il passaggio dell’astronave Endurance attraverso il wormhole apparso una decina di anni prima nei pressi di Saturno (per la  verosimiglianza dell’esistenza e della stabilizzazione  del quale lo scienziato tra l’altro utilizzò i risultati delle sue ricerche sulle onde gravitazionali, all’epoca non ancora sperimentalmente rilevate).

Luca rende accessibili temi complessi come i principi della relatività generale di Einstein (la visualizzazione di curvature pluridimensionali dello spazio, la struttura di un buco nero, la forma di un ipercubo (o tesseratto), il modo in cui noi umani potremmo avere esperienza di esseri pentadimensionali) facendo spesso sorridere e a tratti ridere sonoramente alle battute di spirito con cui condisce il suo eloquio.
Un evento cui consiglio a tutti di non mancare nelle future prossime occasioni in cui lo presenterà.
Seguite
Luca Perri per sapere dove come e quando.

 

Un’altra esposizione cui avete ancora la possibilità di assistere nonostante il Festival della scienza sia ormai agli sgoccioli è La Luna. E e poi?
A cura della Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il patrocinio di Agenzia Spaziale Italiana questa mostra è infatti presente anche a Milano, alla Fabbrica del Vapore, fino all’11 gennaio 2020.

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Propone un lungo e affascinante viaggio alla scoperta della storia e dell’evoluzione dell’esplorazione spaziale, dalle visioni pionieristiche dei primi scienziati all’imminente conquista di Marte, passando per la storica conquista del suolo lunare dai primi lanci all’allunaggio nel 1969 e alle successive missioni. Tra filmati d’epoca, cimeli, riproduzioni ed esperienze di realtà virtuale, vi si ripercorre la storia e il vissuto di grandi astronauti, passeggiando in orbita come Aleksej Archipovič Leonov e sperimentando le fasi della missione Apollo 11, dal lancio del razzo vettore Saturn V all’allunaggio di Neil Armstrong. È presente anche un modello, perfettamente ricostruito secondo i disegni originali della NASA dall’azienda roveretana Marangoni, del Lunar Rover, il veicolo che ha accompagnato le missioni Apollo 15, 16 e 17.
Altre sezioni sono dedicate alla  Stazione Spaziale Internazionale e all’esplorazione di Marte.

La mostra fotografica Il cosmo in un bicchiere gioca con le somiglianze e analogie di alcune tra le più iconiche rappresentazioni di fenomeni o realtà scientifiche con gli oggetti di tutti i giorni: galassie, onde gravitazionali, buchi neri e oggetti celesti sono molto più famillari di quel che potremmo pensare. Nove giovani designer propongono una serie di scatti per scoprire una faccia diversa delle cose.

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Un ultimo evento cui ho preso parte nella giornata di ieri è stato il laboratorio Sfida all’ultimo quanto, che in modo ludico si proponeva di rendere accessibile a tutti il funzionamento dei nuovi computer quantistici che si basano sui qubit per ottenere tempi di calcolo incredibilmente più veloci di qualunque altra macchina.
Tra principi di sovrapposizione, scienziati (e gatti) vivi e morti e prove di abilità difficilmente trasformabili in algoritmi, si scoprono le basi dell’informatica e si entra quasi senza accorgersene nelle leggi bizzarre della meccanica quantistica.

 

 

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