Art

Ben et ses invités au 109 – La vie est un film

Il 109 sorge sull’area un tempo occupata dal mattatoio di Nizza: 2000 m2 che dal 2008 sono adibiti a polo cultuale delle arti contemporanee.
Lo scorso week end questi spazi hanno ospitato la manifestazione “Éclairage public  #3“, una tre giorni di eventi e performance realizzati in occasione dell’inaugurazione dell’esposizione “Ben et ses invités” allestita nella Grande Halle del 109 fino al 19 ottobre.
La mostra raccoglie più di 500 tra i lavori più o meno recenti di Ben assieme ad altri realizzati appositamente per l’evento.
Attorno ad essi l’artista ha selezionato la presenza di altri artisti, invitando ad esporre accanto alle sue opere amici di lunga data e giovani creatori.

Artista di primo piano della seconda metà del XX secolo, Ben è artifice di una produzione che si interpella in modo filosofico e impertinente sull’arte. L’etnicità, l’ego e la verità sono alcuni dei suoi temi principali.

La storia di Ben e la sua arte sono profondamente radicate nel territorio nizzardo. Trasferitosi a Nizza a 14 anni, alla fine degli anni ’50 apre un negozio di dischi d’occasione che diventa presto il luogo di ritrovo degli artisti della “Scuola di Nizza”.
Ben è convinto che l’arte debba essere nuova e soprattutto colpire.

L’esposizione si apre con una parte storica che presenta una selezione di opere di Ben dal 1958 al 1978: esse segnano la ricerca di un linguaggio formale personale che porta alle prime scritture. Il suo negozio diventa il centro delle sperimentazioni e delle azioni, come lo sono la Promenade des Anglais e i bistrot. Intraprende anche azioni di strada sulla scia del movimento Fluxus che importa in Francia e di cui diventa uno dei grandi protagonisti.
Alla fine degli anni 50 Ben firma tutto, volendo in questo modo appropriarsi del mondo intero. A questo proposito afferma:
“Non esiste l’arte senza la firma. Non si può rimanere nelle storia dell’arte senza firma e senza data. Le opere dette collettive non esistono. C’è sempre qualcuno che cercherà chi e quando le ha fatte (…). Mi sono detto allora che se era una questione di firma perché non fare un quadro con la sola mia firma?”

È a partire dal 1958 che scopre le potenzialità insite nella scrittura: all’inizio nel suo negozio appaiono come informazioni destinate ai visitatori o scritte pubblicitarie, poi prenderà forma la grafia che lo caratterizza, dipinta prima ad olio, poi con acrilici su tela.
In questo periodo Ben si interessa anche alla teoria dell’etnismo di François Fontan, è sempre il suo negozio a divenire il punto di incontro di questo movimento impegnato in favore delle minoranze linguistiche e culturali.
Attraverso una serie di tematiche, dalle sue “Petites idées” fino alle “Nouvelles écritures”, passando per i “Miroirs”, la “Photographie”, le “Temps” e la “Mort” Ben propone una lettura contemporanea della sua opera: ogni nuova parola, ogni nuovo gesto partecipa di un’inchiesta di senso e di verità.

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Passando attraverso spazi che l’artista ha creato per il confronto e il dibattito, il percorso si chiude con alcune installazioni: le sue cassette, gli orologi da muro, la serie del collezionista povero e i ritratti. Ecco come le ha presentate in occasione di questa esposizione

Les cageots (1960 – 2015)
“c’è l’arte importante che è nei musei e poi nella strada c’è il mercato della verdura. E al mercato della verdura c’è la vita di tutti i giorni e al museo c’è l’artista che dice “vorrei esporre la vita di tutti i giorni”. Allora ho scritto su delle cassette in legno le frasi sentite al mercato. Mi piace la cassetta in legno perché è un supporto gratuito di cui se ne trovano centinaia gettate al mercato. È il mio piccolo lato spilorcio”.

Le temps (1961 – 2019)
“Alcuni pensano che i soldi siano molto importanti. Altri pensano che sia la salute. Io penso come ha detto un tempo John Cage: l’importante è l’impiego del tempo. Un miliardario, il dittatore, il clochard impiegano ciascuno il loro tempo diversamente ma hanno solo 24 ore al giorno ed è l’uso di queste 24 ore che è importante È un tema che ho cominciato a lavorare dal 1976 benché lo abbia firmato nel 1960”

Le collectionneur pauvre (1989 – 2015)
“Ho insistito perché ci fosse questo spazio perché quando vado da Abbé Pierre e vedo un quadro che assomiglia a Gauguin a Picasso o a qualche altro artista lo prendo perché ha a che fare con la mia storia, perché nella storia dell’arte è lo stile che conta e lo stile è la ripetizione”

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Portraits
“Vedo delle facce ovunque. Mi mostrate una pentola e io ci vedo una faccia, due scarpe a terra, io vedo una faccia, è persino diventato un problema per me se non le vedo. Ricordo che mia madre diceva “il piccolo fa dei ritratti molto somiglianti”. Non è vero. Tuttavia oggi io mi sento libero di fare delle facce. Il giorno dell’inaugurazione farò il mio autoritratto alle 19.30″

 

L’esposizione al 109 si inserisce nella serie di eventi “Nice 2019: l’Odyssée du Cinéma”:  il titolo della mostra “La vie est un film” fa riferimento da un lato al suo modo di interrogarsi sull’arte, sulla vita e sulla finzione, dall’altro alla quantità di riprese che egli stesso ha fatto in 60 anni di testimonianze in cui appaiono anonimi e artisti, presi in situazioni quotidiane o durante vernissages ed eventi.
Sono presenti i suoi primi film che archiviano a partire dagli anni ’60 le sue azioni di strada, i film concettuali e anche le sue ultime creazioni.

CANNES VILLE 1963
Durante il Festival di Cannes nel 1963 Ben attacca ai muri della città dei manifesti: “Ben créateur de l’art total présente et signe dans le cadre du festival son film extraordinaire CANNES VILLE 1963”.
Per fare questo film, proposto a Georges Maciunas, Ben doveva affittare una sala, annunciare un film d’avanguardia, installare delle telecamere nascoste e filmare la sala vuota., il pubblico che vi entra, attende un film che non inizia, si spazientisce, si arrabbia e quindi esce. La prima immagine del film e l’ultima avrebbero mostrato la sala vuota.

Il Non Film (2003)
Questo film sperimentale tratta la ricerca della verità, della vita, dell’ego e in generale che cosa significa fare un film vero.

Artisti invitati:

Marcel Alocco, Christian Balmier, Benoît Barbagli, Tom Barbagli, Marcel Bataillard, Charles Sebban dit Bébert, Emmanuel Benichou, Sylvie Boulloud, Frederik Brandi, Anna Byskov, Vincent Calassi, Martin Caminiti, Max Cartier, Catherine Cattaneo, Baptiste César, Marc Chevalier, Robert Combas, Verana Costa, Sandra D.Lecoq, Noël Dolla, Louis Dollé, Jean Dupuy, Kristof Everart, Jacqueline Gainon,Jean-Baptiste Ganne, Olivier Garcin, Jo Guichou, Laurie Jacquetty,Lyonel Kouro, Krajewicz et Rowlands Arnaud, Labelle-Rojoux, ThierryLagalla, Patrick Lanneau, Natacha Lesueur, Jean Mas, Florent Mattei,Maurice Maubert, Patrick Moya, Henri Olivier, Yoko Ono, GéraldPanighi, Jean-Luc Parant, Louis Pastorelli, Pascal Pinaud, Michel Rabanelly dit Raba, Caroline Rivalan, Franck Saïssi, Alain Snyers, Stéphane Steiner, William Sweetlove, Monique Thibaudin, Agnès Vitani, Anne-Laure Wuillai, Junko Yamasaki

Sono esposte anche opere appartenenti alla sua collezione privata, comprendente  artisti come:

Antaki, Arman, Hélios Azoulay, Michel Batlle, Ruy Blas, Robert Bozzi, BP, Jean-Pierre Bruno, John Cage, Denis Castagnou, Denis Castellas, Jacques Charlier, Giuseppe Chiari, Albert Chubac, Philip Corner, Béatrice Cussol, Daniel Daligand, Raymond Denis, Charles Dreyfus, Marcel Duchamp, Joël Ducorroy, Robert Erébo, Robert Filliou, Gregory Forstner, Joëlle Gainon, Alexandra Guillot, François Guinochet, Jacques Halbert, Max Horde, Isidore Isou, Pascal Josse, Konny, Maurice Lemaître, Jacques Lizène, Serge Maccaferri, Jonier Marin, MissTic, Olivier Mosset, Bernard Pagès, Francois Paris, Philippe Parreno, Bruno Pélassy, Présence Panchounette, Philippe Perrin, Jacques Pineau, Nicolas Privé, Maxime Puglisi, Jonhson Ray, Robert Roux, Serge III, Bernard Taride, Cédric Teisseire, Bernard Venet, Jean-Luc Verna, Ultra Violet

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