Art

Mnemosyne – Adrien Vescovi alla Galerie des Ponchettes di Nizza

Personificazione della memoria, secondo la mitologia greca Mnemosine fu anche la madre delle Muse.
Una fontana a lei intitolata avrebbe poi dato accesso agli inferi: assieme a quella di Lete, che dava l’oblio delle cose terrene, essa sarebbe servita a ricordare quelle rivelate nell’aldilà.
Questa mostra è in un certo  senso un viaggio nell’aldilà, un’aldilà molto terreno, che ha a che fare con il tempo.
È il suo scorrere che si imprime sulle opere.

Le grandi tele di Adrien Vescovi sono infatti dapprima tinte con pigmenti naturali, ricavati da piante e minerali provenienti da regioni della Francia (Roussillon, zona di Marsiglia a o Alta Savoia) o da destinazioni esotiche (Marocco, Messico o Brasile) e sono poi gli agenti esterni a modificarle: esposte al vento, al sole, alla pioggia,  i colori e le forme primitive che ne nascono contengono ancora in realtà  la memoria dello stato precedente.

Le tele esposte nella Galerie des Ponchettes a Nizza, proprio di fronte alla Baie des Anges, fanno pensare anche a un altro tipo di viaggio, quello per eccellenza, quello per mare.
Sono delle vele che portano addosso il ricordo dei luoghi visitati, attraverso le sostanze di cui sono impregnate (ocre del Marocco e del Roussillon) e per essere state poi esposte alle intemperie del freddo cielo olandese.

Richiamano alla navigazione anche le grosse funi che si intrecciano accanto ai vasi contenenti i pigmenti e le sostanze fissanti. Sono come promesse di ormeggi, pur tracciando percorsi tortuosi che si contrappongono alle rette e ai piani ortogonali creati da quella sorta di quinte che schiudono al visitatore nuove porzioni di spazio.

L’odore acre che esce dai vasi fa parte dell’esperienza della visita: la memoria si serve dell’olfatto più di qualunque altro senso e spesso è proprio ciò che è più aspro a fissarsi meglio.

 

 

All’esterno della Galleria, proprio di fronte al mare e quindi esposte alla salsedine, al sole, alla pioggia, altre quattro grandi tele testimonieranno, durante tutta l’esposizione (9 marzo > 8 settembre 2019) di una metamorfosi che porterà impressa in sé la memoria di ciò che è stato.

 

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